ࡱ> 9 ˻bjbj1y8l  0008h|$ r"'r)r)r)r)r)r)r$t vNMr Mr  br  'r'rosj 'r 08V `0?mF'rxr0rmww'r Venerd 15 febbraio 2008, dalle ore 10,30 alle 13,15 circa, previsto un forum con la Sottosegretaria di Stato Laura Marchetti e altri esperti sul tema Gli Alfabeti Ecologici nel contesto multiculturale odierno. Lincontro, promosso dallAssociazione Eco-filosofica in collaborazione con altri enti, associazioni e comuni, avr luogo nellAula Magna dellIstituto per Geometri A. Palladio di Treviso. Il convegno rientra nel quadro di iniziative dal titolo Lettere dallOccidente, concorso di scrittura per i cittadini stranieri della provincia di Treviso, finalizzato a favorire lintegrazione degli immigrati. Gli Alfabeti Ecologici un documento elaborato da un Comitato di saggi istituito dalla professoressa Laura Marchetti Sottosegretaria presso il Ministero dellAmbiente, della Tutela del Territorio e del Mare (con deleghe sulla Tutela del paesaggio e sullEducazione ambientale). Il documento si propone come Manifesto per leducazione ambientale del futuro e intende contribuire, in sinergia con il Ministero della Pubblica Istruzione, alla elaborazione delle linee guida per la collocazione dellEducazione ambientale fra gli insegnamenti della scuola pubblica nazionale. CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO E ALFABETI ECOLOGICI di Angelo Marino 1 - UNA SVOLTA EPOCALE Lo straordinario interesse per i temi della natura e del territorio, indotti soprattutto dalle attuali emergenze ambientali, un fenomeno di questi ultimi anni che non ha predecenti nella storia della cultura occidentale. a partire dagli ultimissimi decenni che i temi della natura in generale e dei luoghi del vivere in particolare hanno subito unimprovvisa quanto imprevista valorizzazione, anche in unottica economica. Sotto forma di ecologia e di paesaggismo, di educazione allambiente e di filosofia della terra o geofilosofia, i temi della natura e della cultura, identificata questultima con i valori del paesaggio, hanno aperto un capitolo nuovo alla riflessione contemporanea e ridisegnato un nuovo orizzonte concettuale al sapere tradizionale e agli specifici ambiti disciplinari. La loro rilevanza in termini di sostenibilit e di tenuta dei sistemi di supporto alla vita ha determinato una straordinaria convergenza di studi sulle scienze della terra e uno spostamento del concetto di paesaggio nello spazio fisiognomico (Luisa Bonesio, Paesaggio, identit e comunit tra locale e globale, Diabasis, Reggio Emilia 2007, p. 161. Da qui in avanti tutte le citazioni contrassegnate dai numeri di pagina sono tratte da questo libro), entrambi di portata epistemologica. La necessit di ancorare il senso del nostro esistere e ogni possibilit di futuro, nostro e degli altri sistemi viventi, sui valori certi e condivisi della Terra come orizzonte imprescindibile di senso (p. 10), persino di rifondare su di essa i grandi archetipi (il bene, il male), sta determinando un radicale ripensamento dei luoghi e dei modi del nostro vivere e del nostro abitare. Si potrebbe parlare, se limmagine non fosse abusata, di una nuova rivoluzione copernicana, di portata analoga a quella inaugurata dalla nascita della scienza moderna e dalla filosofia illuministica e kantiana: una vera e propria svolta epocale, destinata ad avere, a nostro avviso, effetti di cos lunga e vasta portata da determinare radicali cambiamenti negli statuti e nei contenuti dei saperi tradizionali e un ri-orientamento altrettanto radicale del pensiero riflessivo. 2 - IL NUOVO CONCETTO DI PAESAGGIO Ad essere mutata lidea stessa di paesaggio, tradizionalmente identificata con quella di bellezza panoramica: solo in questi ultimi decenni essa passata da una concezione soggettivistico-rappresentativa, in cui lindividuo appare come detentore solitario di percezioni e sensazioni relative al paesaggio e manifesta un gusto incomunicabile e umbratile, alla condivisione di un luogo di vita e di cultura (p. 8-9). La Convenzione europea del paesaggio, di cui diremo in seguito, rivoluziona questa vecchia convenzione o contrattualit solitaria, come la definisce Luisa Bonesio, che abbiamo ereditato dal passato, sostituendola con unaltra forma di contrattualit: quella della partecipazione e corresponsabilit democratica nella cura e nella progettazione del luogo, nella ri-assunzione di una consapevole produzione sociale e simbolica del paesaggio (p. 131). Questo passaggio fondamentale. Come scrive Alberto Magnaghi, fondatore della Scuola territorialista in architettura, i caratteri peculiari, che definiscono lidentit di un luogo, rappresentano le risorse potenziali di uno sviluppo originale e durevole, trattando in modo integrato linsieme delle attivit che concorrono a definirne i caratteri: produttive, insediative, ambientali, culturali, sociali (p. 180). Finalmente, scrive la Bonesio, si riconosce al paesaggio un proprio spessore ontologico, e si apre la possibilit di considerarlo, in quanto totalit espressiva, come un ambito di interpretazione. Laspetto estetico del paesaggio [nel quale la precedente convenzione faceva consistere il valore e lo stesso significato di paesaggio] la forma in cui si trasfigurano innumerevoli dinamiche di formazione [i modi di coltivare e di produrre, lappropriazione e la ripartizione dei terreni, la trama viatoria, le modalit e le forme costruttive, le ritualizzazioni degli spazi, ecc.] e geomorfologiche. In un certo senso, esso lo strato pi superficiale, quello visibile, il quale per rimanda ai vari gradi ed estensioni di invisibilit (o non immediata visibilit), di ordine naturale, culturale, storico e simbolico (p. 161). I rischi connessi al tipo di sviluppo innescato dalla rivoluzione scientifica furono preavvertiti assai per tempo. Come scrive la Bonesio, la questione del paesaggio [ma lo stesso discorso vale anche per lambiente] si imposta alla cultura europea a livello di massa a partire dagli inizi dellepoca industriale, quando si cominci a percepire che ci che era rimasto stabile per secoli iniziava a muoversi e a sgretolarsi, e che i paesaggi appena scoperti erano gi in via di cancellarsi [] (p. 206). I cambiamenti climatici hanno fatto crescere questa consapevolezza. Al presente essa ratifica la fine di un mito, decreta il duplice fallimento della cultura prometeica occidentale: quello di considerare la natura come una fonte inesauribile, e quindi illimitata, di materie prime da prelevare (e il nostro pianeta in grado di sopportare tutto, dagli esperimenti atomici nellatmosfera al prelievo illimitato di fonti di energia non rinnovabili); e quello di soggiogare lintero spazio alla logica astrattamente omologante della razionalit modernista e fordista e di cancellare cos dalla faccia del pianeta le miriadi di biografie territoriali con la loro straordinaria vitalit, diversit e ricchezza. 3 - LE COLPE DELLOCCIDENTE La colpa storica dellOccidente non solo quella di avere sperperato immensi patrimoni di conoscenza e di saggezza popolare, perseverando su questi errori e portandoli fino alle estreme conseguenze, ma anche (o forse soprattutto) quella di averli esportati come modelli seriali di comportamenti e stili di vita individuali e collettivi nel resto del mondo. Il modello occidentale si infatti imposto dovunque, non solo a livello culturale ed esistenziale, ma anche come modello tecnologico ed economico, vivendo a spese del futuro (Vandana Shiva) e considerando il pianeta una fonte di risorse inesauribili. C dunque un immenso lavoro da fare. Il recupero della saggezza premoderna non pu che essere lento e graduale, ma improcrastinabile. una strada segnata: la sola in grado di ristabilire il giusto rapporto uomo-natura non pu che ri-partire dallOccidente, che per primo lha smarrita spezzando quellantica alleanza e operando quella vera e propria secessione dalla terra e dai luoghi (p. 163), che ha contrassegnato la modernit. Il ristabilimento del corretto rapporto con la natura dovr essere preceduto, dove c bisogno, dalla riappropriazione dei luoghi di memoria da parte delle comunit espropriate: come scrive la Bonesio, lattivit di ricostituzione dei fili interrotti della memoria locale e territoriale, [non pu] non passare attraverso leducazione, la trasmissione di consapevolezza e di saperi, la condivisione del valore fondativo dellidentit paesaggistica rispetto alla possibilit di una comunit stabile, esperta delle possibilit e dei limiti consentiti dal luogo, in grado di costruire sempre pi finemente la sua identit culturale a partire dalla sua appartenenza al luogo condiviso che la ospita (p. 203). Ambiente e paesaggio, natura e cultura, si situano, come meglio vedremo fra poco, su piani concettuali diversi, ma allinterno dello stesso orizzonte di senso, essendo entrambe contrassegnate, ovunque e in ogni epoca storica, dalla presenza o dallazione diretta e indiretta delluomo: luna in quanto gioca il ruolo di sostrato, interlocutrice, alleata o nemica, ma sempre nella preliminare apertura di senso propria ad ogni civilt (come paesaggio materno della cultura, secondo Spengler) (p. 160); laltra in quanto prodotto della storia insediativa delle comunit umane (D. Luciani). 4 - DUE DOCUMENTI DI ALTO PROFILO Per contribuire a diffondere la coscienza ecologica e paesaggistica, ma anche per fare quella chiarezza di cui oggi c assoluto bisogno su entrambi i fronti, sono stati recentemente prodotti due documenti di straordinario spessore culturale e ideale, oltre che pedagogico: la Convenzione Europea del Paesaggio, nota anche come Convenzione di Firenze, promossa dal Consiglio dEuropa e ratificata nellottobre del 2000 da un gran numero di paesi europei, e gli Alfabeti Ecologici, un testo elaborato di recente da un gruppo di saggi costituito dal Sottosegretario di Stato Laura Marchetti presso il Ministero dellAmbiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Ma prima di entrare nel merito dei due documenti, e per meglio focalizzare i loro intenti, vanno dissipati parecchi equivoci che continuano ad avvolgere i concetti di natura e di paesaggio dicendo subito che sono concetti sostanzialmente diversi, anche se non antitetici. E questo per evitare di ricadere nelle stesse aporie e carenze teoretiche che sono allorigine di un lungo fraintendimento, non solo a livello di opinione pubblica, ma anche epistemologico, prima ancora che legislativo. Il libro di Luisa Bonesio, che abbiamo citato allinizio, forse lo strumento critico meno aggirabile per fare piena chiarezza sulla genealogia e sugli estesi effetti di questo lungo equivoco, e per consentirci di tematizzare in modo corretto il concetto di paesaggio allinterno della questione ecologica. 5 - UNA FONDAMENTALE DISTINZIONE CONCETTUALE Il paesaggio un luogo di memoria geograficamente circoscritto, ma al tempo stesso unapertura al mondo. La natura invece un insieme di oggetti, costruzioni, manufatti alla cui comprensione rilevante la dimensione storica, ma non la collocazione geografica (p. 74). Questa fondamentale distinzione pu essere declinata in vari altri modi: lo spazio un concetto di ordine generale e quantitativo, bianco, astratto e vuoto; il luogo un concetto qualitativo e individuato, concreto e relazionale un sostrato culturale identitario dotato di confini certi. La natura definisce il quadro allinterno del quale agiscono le possibilit di modellamento paesaggistico (p. 72); il paesaggio, in quanto forma creata dalluomo, ha una struttura di senso e un valore espressivo, le cui differenze permettono di discernere i tratti essenziali delle culture soprattutto in relazione alla natura (p. 72). La natura essenzialmente immagine, in essa si d limmediata coincidenza di profondit e superficie di un cristallo (p. 161); il paesaggio forma, impronta o conio in cui si esprime, come scrive J. Michelet, una realt arricchita ed estesa anche al di l di ci che si vede con gli occhi (nota 56 di p. 188): il paessaggio quindi ci che, guidati da analogie significative, riusciamo a vedere con la mente. La natura sempre un ambiente, come un accostamento di alberi e colline, corsi dacqua e pietre (p. 64, citaz. da G. Simmel); il paesaggio una forma culturale in cui si esprime (e si riconosce) quella che Spengler chiamava lanima di una civilt (p. 64). La natura un palinsesto temporale, una struttura modellata da eventi geologici e meteorologici che trascendono i tempi e le intenzioni delluomo; il paesaggio sempre la fisionomia di una civilt (p. 161). E cos di seguito. Lecologia e la geofilosofia hanno molto contribuito, lo ripetiamo, a riconcettualizzare i temi dellambiente e del paesaggio. Crediamo che la definizione di Wilhelm Dilthey relativa alla storia possa essere asssunta anche per il paesaggio, essendo sia luna che laltro creazioni delluomo: il paesaggio, come la storia, il luogo in cui si deposita nel tempo tutto ci che, di razionale e non, le generazioni degli uomini hanno prodotto mettendo a frutto la loro intelligenza, il loro lavoro, la loro volont, i loro sentimenti, la loro immaginazione. Pur facendo proprie le argomentazioni di Kant, Dilthey va oltre Kant, a cui rimprovera di avere affidato lintero compito conoscitivo al solo pensiero razionale che divide, analizza, separa, mentre la vita fluisce e sente. Possiamo anche aggiungere, sulla scia di Dilthey, che, a differenza della natura, alla cui conoscenza si accede attraverso lesperienza esterna e col metodo della spiegazione (ossia attivando prevalentemente le facolt razionali, che separano e analizzano), alla conoscenza dei luoghi si accede attivando il metodo della comprensione, che si realizza attraverso limmedesimazione e la coincidenza interna tra soggetto (uomo) e oggetto (natura). E questo perch il paesaggio la costruzione lenta e straficata di una comunit: Come un linguaggio, ha scritto J. B. Jackson, un paesaggio avr origini oscure, indecifrabili, come un linguaggio la lenta creazione di tutti gli elementi della societ (p. 162). La ricontestualizzazione dei due termini, paesaggio e natura, si rende necessaria anche perch, se da un lato consente di individuare i caratteri di espressivit del primo, in quanto natura che si fatta storia (R. Assunto), dallaltro si presta anche a ri-definire il concetto di natura, per meglio agire razionalmente nella comprensione e gestione dei fenomeni. Ed grazie a questa distinzione che diventa possibile riconoscere al paesaggio un proprio spessore ontologico. Risale a Herbert Lehmann, ricorda la Bonesio, laccoglimento, nella disciplina geografica, dellidea di espressivit del paesaggio e il tentativo pionieristico di avviare uninterpretazione tra le prospettive della filosofia e della geografia, delineando il progetto di unermeneutica del paesaggio che si sta dispiegando nelle sue potenzialit teoriche solo ai nostri giorni (p. 99). Ma va riconosciuto allitaliano Rosario Assunto, ricorda ancora la Bonesio, il merito di avere svolto un ruolo unico nel campo della ricerca teorica sul paesaggio del secondo dopoguerra (p. 99). E lo ha fatto allargando, con la sua monumentale opera, i confini e le impostazioni accademiche di una tradizione del paesaggio assai povera di strumenti teorici e rendendolo definitivamente inassimilabile allidea di natura o ambiente con cui quasi fino ad oggi continua ad essere confuso. 6 - UNA CONFUSIONE DAGLI EFFETTI PARADOSSALI La perdurante cultura che assimila a tutti i livelli natura e paesaggio, nonch muoversi in sintonia con le attuali spinte centrifughe e universalistiche in direzione della cancellazione dei luoghi di significanza e la proliferazione metastatica dei nonluoghi (p. 134), ingenera sul piano epistemologico confusioni dagli effetti a dir poco paradossali: filosofi e storici della cultura, per esempio, continuano ancor oggi a guardare con gli occhi dellaltroieri sia luna che laltro e, di conseguenza, ad investire di valenza ermeneutica non il paesaggio ma la natura tout court. Questo fino al punto che non pochi di essi continuano a credere, sulle orme di Schelling, che ci che noi chiamiamo Natura un poema di cui la meravigliosa e misteriosa scrittura resta per noi indecifrabile (p. 35). Sulla scia di siffatti retaggi e suggestioni del passato, che tuttora esercitano un grande fascino, si passa purtroppo agli errori veri e propri, di cui la cultura immessa nei circuiti scolastici costituisce forse il campionario pi esteso e meno noto. Nella manualistica scolastica filosofica, scientifica e letteraria circolano, infatti, senza trovare significativi ostacoli molte idee che ricalcano pi o meno fedelmente gli archetipi di cui sopra: a) la storia vista come totalit che pianifica i tempi e i luoghi, perch sinteressa solo dei grandi avvenimenti legati agli stati-nazione e trascura i microcosmi delle memorie comunitarie, venendo meno in questo modo alla sua primitiva vocazione educativa; b) la ragione ridotta a funzione astratta che proietta il mondo nelluniversalit vuota dello spazio newtoniano (p. 166), considerandolo uninerte estensione priva di propria legalit e ordine: quella res extensa cartesianamente intesa come cieca quantit materiale, sottoposta al volere del soggetto pensante e misuratore, dal quale sar sistematicamente sfruttata, violata e perseguitata al fine di estorcerne, con la violenza, segreti e risorse (p. 17); o, viceversa, la ragione che vede la natura come unentit ineffabile e misteriosa o, addirittura, mitologica e rischiosa1 (G. Vattimo) e questo a dispetto delle evidenze scientifiche di questi ultimi decenni, secondo cui di misterioso in natura (beninteso limitatamente al campo dei fenomeni, ossia di ci che appare) non c proprio nulla; c) la tecnologia vista sia come risorsa delluomo prometeico capace di addomesticare e razionalizzare la natura secondo i propri fini, sia come panacea di tutti i mali, compresi quelli da essa stessa prodotti, grazie alla quale egli in grado di riprodurre a suo piacimento gli ambienti naturali depredati, degradati e resi invivibili nella serialit illimitata degli spazi virtuali (ancora Vattimo)2; d) lestetica che vede il paesaggio come cosa del passato, oggetto di vagheggiamenti nostalgici, o come meta di svago, fuggevole consolazione estetica e rigenerazione salutistica e, comunque, come il fuori dalla fatica quotidiana, il riposo e la gioia della domenica, che trova il suo culmine nel [dipinto] Djuneur sur lherbe di Manet e in quello di Seurat Un dimanche dt la Grande-Jatte (p. 164). Lelenco potrebbe continuare a lungo. 7 - GLI EFFETTI PI PERNICIOSI Gli effetti pi perniciosi dellassimilazione del paesaggio alla natura sono riscontrabili nei vari modi in cui questultima viene, tuttora, concepita: come entit selvaggia, secondo il clich romantico, dalla quale occorre prendere le distanze temendola come luogo del pericolo, dellignoto, del numinoso (p. 35); come pura percezione estetica del soggetto contemplante, al quale la tecnologia consente oggi di assumere la collocazione prospettica pi idonea (laereo, la vetta, lo scorcio panoramico) per meglio goderla come oggetto estetico (ma, al tempo stesso, per tenerla a distanza di sicurezza); come entit da soggiogare, proprio per il suo essere altro da noi (per la sua abissale alterit, p. 34), agli imperativi produttivi delleconomia industriale sotto la spinta faustiana al dominio del mondo; o come oggetto di sfida superomistica, conquista dellinaccessibile e superamento del limite: in questo caso si scala lEverest non per la vista che pu offrire, ma per il record che [] consente di raggiungere (p. 35). Ma ad essere falsata, per effetto del logorato rapporto uomo-natura, qualsiasi pratica esplorativa (dallalpinismo, al turismo), che diventa unattivit dettata in ultima analisi dal bisogno delluomo di riconoscere e sottomettere con la propria presenza fisica qualunque angolo, qualunque anfratto, qualunque minima o enorme protuberanza o cavit di questa crosta terrestre su cui siamo chiamati a vivere (p. 35). Anche le forme del sapere e della cultura tradiscono questa ambiguit di fondo. Come scriveva Ernst Jnger ancora nella prima met del secolo scorso, La biblioteca, non per lui [per luomo tecnologico] il luogo delle Muse, ma uno spazio di lavoro, completo di arredo tecnico. Trascura di onorare i morti, ma va a frugare dentro alle tombe pi antiche (p. 35). Ma leffetto pi durevolmente negativo di questi fraintendimenti si ha sul piano epistemologico. In particolare, nel ritardo con cui laccezione di paesaggio, come luogo simbolico prima ancora che estetico, stata acquisita dagli studiosi e dal senso comune. A questo proposito scrive la Bonesio: La riduzione del concetto di paesaggio a quello di ambiente naturale [] ha lasciato il tema del paesaggio in una sorta di terra di nessuno, in un limbo concettuale in cui esso ha finito per essere sempre pi identificato esclusivamente con la dimensione umbratile e soggettiva della percezione individuale del sembiante di un luogo, oppure con le salienze, i punti di esemplarit appartenenti al museo immaginario della cultura: le colline toscane, le Dolomiti, la campagna romana, la laguna di Venezia, il golfo di Napoli (p. 74). Le battaglie ecologiste hanno preso le mosse da questo capovolgimento metonimico del rapporto paesaggio-natura; in molti casi sono nate in absentia di ogni nozione di paesaggio come luogo del vissuto da parte degli ecologisti, che si sono mobilitati pi sotto la spinta dei guasti osservati nellambiente, per effetto della tecnoeconomia globalizzatrice, che da quelli da essa prodotti sui singoli paesaggi, sui loro delicati equilibri e sul loro irrecuperabile patrimonio di memoria. Tanto vero che, quando unindustrializzazione senza regole e una funzionalizzazione senza riserve del territorio hanno cominciato a fare sentire i loro effetti devastanti, le battaglie ambientaliste si sono mobilitate, giustamente, contro le ricadute devastanti sullambiente, lavvelenamento di acque e suoli, la compromissione degli equilibri idrogeologici, il dissesto dei terreni... [Questo ha fatto s che] la posta in gioco delle battaglie ecologiste [sia stata] la natura, il cosiddetto ambiente, concepito correttamente nei termini di approcci scientifici olistici, ma quasi mai come complesso di fenomeni dotati di valenze estetiche, n come sostrato di un paesaggio ormai pi ampiamente culturale: tant che lecologia non parla di specificit dei luoghi, se non come biotopi, n di paesaggio, come se la natura si desse astrattamente e non in precise situazioni spaziotemporali (pp. 74-75). 8 - PRIMA IL LOCALE La naturale ricomposizione dei due termini, per un corretto approccio alla questione ambientale nel suo complesso, passa dunque attraverso la rilocalizzazione delle procedure: ogni intervento sul globale non pu che partire dal locale; la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio, nella sequenza letterale indicata dalla Convenzione di Firenze, restituiscono unit e totalit di senso al paesaggio e sono la precondizione di ogni battaglia ambientalista. E questo perch, come scrive la Bonesio, la natura si manifesta sempre in precise situazioni localizzate [] (p. 74); Un locale autosostenibile, che recupera e valorizza la propria identit territoriale e si immette in una rete virtuosa di realt omologhe e rispettose della propria e dellaltrui identit la vera alternativa teorica, strategica, etica ed economica alla violenza deculturante della mondializzazione (p. 214). Solo se ripensati in questa prospettiva, che capovolge la precedente, natura e paesaggio convivono come unica realt senza scissioni: La scoperta della seconda met del XX secolo dei limiti di sostenibilit coincide con la consapevolezza che la Terra non lo spazio anodino e universale, ma, come scrive Berque, un insieme singolare di luoghi singolari. In effetti la logica della singolarit, dello specifico locale, che appartiene nondimeno a un tessuto totale e interconnesso, a rendere possibile pensare senza scissioni la natura e i paesaggi come Terra, fatta di localizzazioni, di contorni, di orizzonti e articolazioniContrariamente ai Tempi Moderni, il paesaggio sensibile, singolare, husserliano non deve pi compensare, in modo antitetico, lambiente fattuale, universale, galileiano. Entrambi partecipano di uno stesso milieu: la Terra, riconosciuta come realt sensibile per il fatto che ne conosciamo meglio la realt fattuale. [] Da allora smettono di divergere lecologia e la simbolicit che la modernit aveva dissociato (p. 77). 9 - LA CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO (2000) In questi corretti termini natura e paesaggio sono recepiti dalla Convenzione europea del paesaggio del Consiglio dEuropa. Tenendo conto dei testi giuridici esistenti in materia a livello internazionale4, essa ha tradotto questi indirizzi teorici in disposizioni generali, con efficacia giuridica e operativa per lintero territorio europeo. Si tratta di disposizioni, come opportunamente sottolinea Riccardo Priore3 nel suo Estratto, destinate a dare senso e pregnanza istituzionale ad un processo trasformativo, che, esprimendosi in termini metaforici, Paolo Castelnovi riferisce efficacemente allapplicazione di energie ad una materia inerte. Lobiettivo concreto di questo importante documento di impegnare gli Stati firmatari a realizzare un'unione pi stretta fra i suoi membri, per salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che sono il loro patrimonio comune. Limitatamente al nostro tema, le innovazioni pi rilevanti introdotte dalla Convenzione sul paesaggio riguardano: a) Il riconoscimento del suo valore simbolico e culturale, a prescindere dalla sua qualit estetica: la Convenzione riconosce infatti che ogni cultura nasce dai luoghi e ne costituisce, assieme alla lingua, il patrimonio identitario; anche se non tutti i paesaggi posseggono le stesse qualit estetiche, tutti sono ugualmente meritevoli di tutela e miglioramento; per questa ragione, il concetto di paesaggio, prima vincolato ai soli luoghi eccezionali considerati solo per questo meritevoli di salvaguardia e gestione viene ora esteso a tutti i luoghi della vita quotidiana e della produzione (il paesaggio in ogni luogo un elemento importante della qualit della vita delle popolazioni nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualit, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana: ogni paesaggio, infatti, concorre all'elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell'Europa, contribuendo cos al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell'identit europea.); b) La corresponsabilizzazione nella gestione del paesaggio di una pluralit di soggetti: in quanto fondamento dellidentit di ogni comunit, alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione del paesaggio sono chiamati a contribuire tutti i soggetti interessati; i cinque comportamenti descritti nellArticolo 5, scrive Priore, sono concepiti per essere realizzati in maniera concomitante, secondo la sequenza letterale che li ordina: A - Sensibilizzazione; B - Formazione ed educazione; C - Identificazione e qualificazione; il compito che ogni Parte si assume quello di avviare procedure di partecipazione delle popolazioni interessate, delle autorit locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche atte a migliorarne la qualit di vita; dato il carattere essenzialmente culturale del paesaggio, ad essere chiamata direttamente in causa listituzione scolastica (entriamo cos nel merito dellArticolo 6); gli insegnanti scolastici e universitari, nell'ambito delle rispettive discipline, dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione, sono chiamati a svolgere un ruolo di comprimari in questo processo di educazione e formazione della societ civile, conformemente all'articolo 5 che stabilisce la ripartizione delle competenze; non solo, ma ai fini di una migliore conoscenza dei paesaggi, gli insegnanti di ogni ordine e grado sono chiamati a svolgere unattivit di identificazione e qualificazione degli stessi, ad analizzarne le caratteristiche, nonch le dinamiche e le pressioni che li modificano; c) La comprensione e la gestione del paesaggio come interazione multidisciplinare e sintesi dei vari saperi: come scrive Priore, il paesaggio non un accatastamento di cose, un semplice contenitore. Gli oggetti compongono un tutto e si valorizzano a vicenda per le relazioni che instaurano tra loro e non per vicendevole sovrapposizione. Per questa ragione, importante che i contributi analitici dei diversi specialisti chiamati a collaborare possano essere confrontati ed integrarsi nel corso dellintero processo; la conoscenza e la comprensione del paesaggio il risultato di una sintesi di sguardi differenti; per realizzare questa sintesi, sottolinea Priore, urgente ripensare i processi di educazione e formazione affinch le popolazioni apprendano (o ri-apprendano) a riconoscere e godere la bellezza dei paesaggi; ma anche ad individuare e rifiutare la bruttezza imposta attraverso decisioni indifferenti alla dimensione paesaggistica del loro abitare. 10 - LARTICOLO 6 DELLA CONVENZIONE Crediamo di interpretare correttamente lArticolo 6 della Convenzione (definito da Riccardo Priore una delle disposizioni pi importanti della Convenzione, perch mette in dialogo e in sinergia poteri, saperi, esperienze e competenze diverse) se stabiliamo precisi collegamenti tra questultimo punto e quanto abbiamo detto allinizio: i processi di educazione e formazione, cui fa riferimento Priore, chiamano direttamente in causa la scuola come istituzione pi di ogni altra vocata ad aprire un confronto con soggetti diversi e/o nuovi, o finora non abbastanza coinvolti. Essendo in gioco valori fondativi di identit culturali e orientativi di politiche paesaggistiche nuove, si rende necessaria la creazione di numerose e ricorsive occasioni di confronto e dialogo, in modo che le scelte si radichino in un humus comune e i contenuti di queste scelte, pi che impartiti, siano costruiti e testimoniati. Se vero che il paesaggio non mai un dato, come scrive Priore, e che alla sua comprensione si accede attraverso sguardi differenti che instaurano col progetto rapporti carichi dambiguit e di interrogazioni, destinati a scardinare ogni pretesa di oggettivit e neutralit nei riconoscimenti di valore, spetta in primis alla scuola, nei diversi ordini e gradi, promuovere la cultura della partecipazione per individuare percorsi unitari e condivisi al fine di dare risposte univoche, e non affastellate e frammentarie, a ci che vogliono i luoghi e le popolazioni che li abitano. Questo favorirebbe la ricostituzione dei legami spezzati o indeboliti tra le diverse anime delle comunit e il rafforzamento del rapporto dei cittadini con i loro ambienti di vita. Lattenzione al locale e al territorio, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze (e quindi dellessere rispetto allomologazione e allavere), consentono di attingere a esperienze e saperi per loro natura diversi, ma capaci di divenire complementari e di alimentarsi a vicenda, modi di pensare e stili di vita realmente alternativi rispetto a quelli attualmente in essere nella scuola e nella societ. 11 - GLI ALFABETI ECOLOGICI (2007) Questo documento si propone come un vero e proprio Manifesto per leducazione ambientale. Esso stato promosso, su iniziativa del Sottosegretario di Stato Laura Marchetti, dal Ministero dellAmbiente e della tutela del mare e del territorio in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, con lobiettivo di elaborare proposte, iniziative e sperimentazioni per un nuovo modo di fare educazione ambientale a scuola. Il paesaggio, come ha osservato la stessa Marchetti (che ha le deleghe sulla tutela del paesaggio e sullEducazione ambientale), andrebbe sottratto a quella esclusiva visione di pregio che, per certi versi, connota ancora limpostazione dei Beni Culturali, e restituito a una visione complessa capace di tutelarne gli aspetti minori, anche quelli che non corrispondono ad un canone tradizionale di godimento e di bellezza, ma che hanno a che fare con la sicurezza, la sobriet nelluso delle risorse, la rispondenza al genius loci: la mente locale, il gesto antropologico umano che elabora, organizza e costruisce nel rispetto del conteso comunitario e degli equilibri naturali. Su questi concetti, come si gi visto, si a lungo soffermata Luisa Bonesio nel suo ultimo libro. Anche per gli Alfabeti Ecologici leducazione ambientale inizia dai luoghi. Sono, infatti, i luoghi dellabitare a subire per primi gli effetti nefasti dellabbandono e del degrado culturale: La non leggibilit del proprio territorio responsabile oggi di un nuovo spaesamento che lacera la percezione dello spazio e provoca la disabitudine alla relazione performativa con la natura. Avanza lo spazio distrutto, ma anche lo spazio anonimo e sempre pi artificializzato []. Il danno prodotto al paesaggio non un danno prodotto ad un ambiente, ad un mero sfondo. Il danno al paesaggio un danno irreversibile prodotto al soggetto. Leducazione ambientale deve quindi partire dai luoghi: Parliamo ai ragazzi attraverso i luoghi. Primo quello di Korokocho, la grande discarica umana al centro di Nairobi, una citt fatta su una montagna di rifiuti in cui vivono quasi tre milioni di rifiuti umani, cifre di quello che, come denuncia lultimo rapporto dellONU, sar fra meno di cinquantanni lo scenario di tutta lAfrica. Ma i luoghi dove il degrado pi grave sono anche le periferie delle nostre citt, gli alveari di cemento, gli enormi ipermercati incapsulati o incastonati luno nellaltro e affiancati ciascuno da grandi pattumiere, in cui sciamano folle di aspiranti consumatori: veri e propri non-luoghi, templi sacralizzati dallurbanesimo di una cattiva modernit in cui svaniscono le relazioni di vicinato, il legame solidaristico si allenta in un progressivo deterioramento dei mondi vitali interni come dei luoghi comunitari. qui che bisogna portare in visite guidate i nostri ragazzi, non solo nei parchi e nei musei della nostra bella nazione. Dai luoghi particolari lo scenario della desolazione si allarga fino a comprendere i mari, le montagne, i deserti: Facciamo capire che scarseggia lacqua, che il suolo geme per lillegalit, i rifiuti, il cemento, che il carico complessivo delle attivit produttive e degli stili di vita stanno producendo la sparizione progressiva di migliaia di specie di piante e di animali, il degrado forse irreversibile delle foreste e delle zone umide, la perdita della biodiversit e, con essa, di tutta la bellezza, la potenza e ricchezza della vita. Facciamogli insomma comprendere quanto radicale la crisi e come, alle soglie del Terzo Millennio, lumanit si trovi ormai ad un bivio. 12 - LA SCUOLA DEL FUTURO Anche negli Alfabeti Ecologici, come nella Convenzione del paesaggio, la sensibilizzazione ai valori dei luoghi e dellambiente sinserisce in un processo educativo e formativo, dove la scuola svolge un ruolo essenziale. Cos nel punto 2: La Scuola forse lunica organizzazione sociale che ha il carico di guardare al futuro, pur avendo saldamente le basi e il cuore radicati al presente e pur avendo il compito di conservare il passato. Il ruolo fondamentale della scuola, richiamato dalla Convenzione (Articolo 6), qui ripreso e puntualizzato pi volte e con forza: alla scuola, come istituzione, vengono riconosciuti una responsabilit e un ruolo assolutamente preminenti e ineludibili, un ruolo irrinunciabile di sperimentazione e di coordinamento, un ruolo fisicamente e simbolicamente legato allidentit e allappartenenza. La Scuola, inoltre, almeno nellidealtipo, trasforma il desiderio individuale della conoscenza in un bene condivisibile, in un bene comune. Ricostruire i tessuti lacerati dei territori rientra negli impegni programmatici di una scuola saldamente inserita nel territorio. Essa deve diventare una vera e propria comunit di ricerca, capace di realizzare occasioni per condividere conoscenze e abilit con i soggetti del territorio, in modo da costruire competenze ancorate alla cultura locale ma pronte a confrontarsi con le sfide globali in atto. La scuola del futuro (di un futuro prossimo) dovr essere capace di creare presidi in grado di alimentare il circuito della conoscenza in senso spaziale e con continuit in senso temporale: dovr essere una scuola aperta al proprio interno, ossia capace di lavorare fra le classi, nei laboratori, sui nuovi saperi, incrementando spazi di innovazione, di ricerca, di pensiero critico e divergente; ma anche una scuola rivolta allesterno, capace di stabilire continui interscambi con i luoghi formativi delle comunit, del territorio. 13 - IL DISINQUINAMENTO DELLE COSCIENZE INNANZITUTTO Unaltra tesi centrale degli Alfabeti Ecologici che il disinquinamento deve partire dal microcosmo dei luoghi. Ma, ancor prima, da noi stessi. E questo perch, come sostiene la Marchetti, nellepoca dellinquinamento globale proprio la mente ad essere la pi inquinata. La polluzione atmosferica viene sovrastata dalla polluzione delle idee, linvivibilit progressiva e la saturazione della biosfera, nonch la perdita della biodiversit di specie, vengono condizionate e amplificate dalla saturazione della semiosfera e dal venir meno di ogni culturale biodiversit. Leffetto pi evidente la standardizzazione dellimmaginario, quella che Serge Latouche denuncia come macdonaldizzazione del mondo, una uniformizzazione a livello planetario delle idee e dei linguaggi che, grazie anche alla efficienza e alla velocit della telecomunicazione globale, omologa non solo comportamenti e stili di vita ma anche sentimenti e passioni, modi di amare e di morire, di essere sani e di impazzire. La scuola del futuro (punto 4) dovr sviluppare un nuovo umanesimo, un social humanisme, secondo la formula di Dewey, che sia anche un social-ecological-humanisme; un bioumanesimo che consideri lumanismo come naturalismo e il naturalismo come vero umanismo, che cio sappia ricomporre una visione integrata delluomo e del mondo in base alla quale luomo venga ad interpretarsi come soggetto interno e vitalmente collegato alla natura e apprenda altres a sentire e ripensare il mondo nella continuit e nella causalit complessa che lega tutti gli esseri viventi. La scuola del futuro potr in questo modo contribuire a riportare la nostra attenzione sui luoghi, a ritrovare le radici, i saperi e i sapori della memoria [], salvare mondi scomparsi, narrazioni perdute, lingue tagliate. Deve sottrarle al rimpianto, portarle al futuro (punto 11). Per promuovere una sensibilit e un pensiero autenticamente ecologici, fatto anche di sensibilit estetica e coscienza etica, essa dovr anche proporsi come educazione naturale e allaria aperta, che usi parchi, giardini, piazze urbane e rurali come aule didattiche e decentrate, secondo linsegnamento di don Milani e Maria Montessori. 14 - CONCLUSIONE I tre testi che abbiamo preso in esame (la Convenzione europea del paesaggio, gli Alfabeti ecologici e lultimo libro di Luisa Bonesio, che ci servito da tramite per stabilire i possibili collegamenti tra i primi due), ci indicano chiaramente i percorsi da intraprendere per uscire dallattuale impasse: Ci pu avvenire, come scrive la Bonesio nella prima pagina del suo libro, soltanto a partire da un radicale ripensamento del Luogo, in quanto spazio non meramente astratto e geometrico, ma concreto lembo di terra, ogni volta singolare, qualificato dallincontro tra natura e cultura e dalle loro stratificazioni storiche, nel convincimento che lodierno galoppante processo di delocalizzazione non produce unicamente spaesamento, ma impedisce anche ogni possibilit di futuro soggiorno, senza del quale lumanit certamente destinata alla sparizione. PAGE  PAGE 1 Note 1 Nel primo numero del 2006 di MicroMega si sono confrontati il filosofo Gianni Vattimo e i genetisti Luca Cavalli Sforza e Francesco Cavalli Sforza. Allaffermazione di questi ultimi secondo cui esiste una normativit della natura, cos replica il filosofo: Lidea di una natura come qualcosa di non condizionato dalle nostre iniziative mi sembra da un lato mitologica e dallaltro rischiosa. Il rischio precisamente che la natura il come le cose stanno o starebbero da s diventi qualcosa come una norma impositiva, p. 7. Pi avanti, a p.16, chiarisce cos il suo pensiero: Quello di cui filosoficamente sospetto, a torto o a ragione, lidea che ci sia sempre un orizzonte naturale di riferimento. La natura, secondo il filosofo torinese, solo unidea priva di contenuto reale, che abbiamo ereditato e accettato acriticamente dal passato. In s e per s la natura, intesa come qualcosa che cresce e si sviluppa da s, non esiste. Qui non si fa altro, scrive Vattimo, che riprendere la definizione classica di Aristotele, secondo il quale accade per natura ci che si mette in moto da se stesso, senza lintervento tecnico-poietico - cio artificiale e oggi tecnologico - delluomo. La tesi di Vattimo che la natura stata interamente addomesticata dalluomo; luomo tecnologico si sarebbe affrancato dalla tirannia delle sue leggi a cominciare dallinvenzione dellombrello, per cui la storia culturale scorre tutta allinsegna dellartificiale: Il concetto di natura, egli scrive, integralmente culturale, anche se non arbitrario. Il concetto di natura di Vattimo contrasta, evidentemente, con laltra immagine della natura che sta venendo fuori in questi ultimi tempi e che temiamo sia quella vera: quella di una natura, tuttaltro che addomesticata, che chiede indennizzi sprigionando la sua terribile forza nei modi pi diversi, imprevisti e indesiderati. I pi pessimisti o realisti ritengono che i fenomeni ai quali stiamo assistendo - alluvioni, cicloni, uragani, riscaldamento termico, tropicalizzazione del pianeta, estinzioni di specie viventi (ne scompaiono un centinaio al giorno) e quantaltro - siano da interpretare come richieste di risarcimenti provvisori e forfettari da parte di un organismo profondamente violato nei suoi equilibri vitali, e che il peggio debba ancora venire. 2 A proposito di ambienti artificiali dove, in caso di inospitalit dellambiente naturale, saremmo costretti a vivere, cos ragiona Gianni Vattimo: E allora? Potranno piacermi o non piacermi e questo soltanto un problema di valutazione ma se poi si trattasse di sopravvivere o di permettere una certa sperimentazione comunitaria e individuale, saremmo sempre allinterno della continuit naturale, non meno che culturale, della nostra specie. Limportante, insiste a dire il filosofo per tutto il confronto, che sopravvivano la ragione e la libert delluomo (beninteso, delluomo occidentale). Se ragione e libert fossero messe in pericolo, per esempio dai gatti, egli confessa che, pur amandoli molto, non esiterebbe a sopprimerli. Li ucciderebbe anche per molto meno: se la loro sovrabbondanza causasse dei problemi, dovrei trovare un modo per eliminarli, magari senza farli soffrire. Per la stessa ragione, non esiterebbe a eliminare i panda: Se per far questo [per proteggere la specie umana con le caratteristiche antropologiche di cui sopra] fosse utile distruggere tutti i panda del pianeta, allora sarei autorizzato a farlo. Per Vattimo, insomma, la sola cosa che merita rispetto e incolumit la libert, e siccome essa una prerogativa delluomo razionale e colto, solo lui che merita di sopravvivere e di avere una discendenza. La conclusione che dei dieci milioni di specie che attualmente popolano il nostro pianeta, solo luomo (libero e colto) ha diritto allospitalit, possibilmente agiata, sul nostro pianeta. Tutto ci che non pensa non pu accampare alcun diritto. Neanche quello della compassione che, secondo Vattimo, un sentimento da vecchie signore. Insomma: lunica cosa che mi impegna, anche nei confronti dellambiente, il limite della libert: non impedire che essa si riproduca, che si moltiplichi, che esista ancora, anche e soprattutto come libert di tipo culturale. 3 Riccardo Priore Dirigente del Consiglio dEuropa. [Responsabile del progetto di Convenzione europea del paesaggio - Direzione CPLR 1994-2005]; Direttore della Rete europea degli enti locali e regionali per lattuazione della Convenzione europea del paesaggio RECEP; Docente di Politiche e diritto europeo del paesaggio presso il Politecnico di Torino e lUniversit di Camerino; Docente di Diritto europeo dellautonomia locale e regionale presso lIstituto di Studi Politici dellUniversit Robert Schuman, Strasburgo; Membro del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca - questioni ambientali e paesaggistiche, Ministero italiano per lUniversit e la Ricerca scientifica; Membro del Consiglio scientifico dellOsservatorio del paesaggio della Catalogna; Membro del Comitato scientifico della Rivista Architettura del paesaggio - Paysage, Milano; Membro del Comitato scientifico della Collana Il Paesaggio della Casa Editrice Franco Angeli spa, Milano. 4 Sono questi i testi giuridici esistenti a livello internazionale nei settori della salvaguardia e della gestione del patrimonio naturale e culturale, della pianificazione territoriale e dell'autonomia locale e della cooperezione transfrontaliera: la Convenzione relativa alla conservazione della vita servatica e dell'ambiente naturale d'Europa (Berna, 19 settembre 1979), la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico d'Europa (Granada, 3 ottobre 1985), la Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico (rivista) (La Valletta, 16 gennaio 1992), la Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettivit o autorit territoriali (Madrid, 21 maggio 1980) e i suoi protocolli addizionali, la Carta europea dell'autonomia locale (Strasburgo, 15 ottobre 1985), la Convenzione sulla biodiversit (Rio, 5 giugno 1992), la Convenzione sulla tutela del patrimonio mondiale, culturale e naturale (Parigi, 16 novembre 1972) e la Convenzione relativa all'accesso all'informazione, alla partecipazione del pubblico all processo decisionale e all'accesso alla giustizia in materia ambiantale (Aarhus, 25 giugno 1998). > O P Q ))))V*h*:1?12$222@9K999@GGIIKKLLLMPM[XfX^^__;dAdee?eFeGeeeffffh+x6x;Abgmoxi{͎0J16]5CJOJQJ\^J56CJOJQJ\]^JCJOJQJ^J6CJOJQJ]^JCJOJQJ^JLmP Q rPM!&d(e($+-F.G.$a$$`a$$ a$ $ a$$a$yʻG.5d;D=@@DPMQMQTWG]H]`eehxx{~mo $]`a$ $]`$]$a$$`a$$`a$$a$o[01Qvxy«T0$a$%h]h%&`#$$a$$`a$$a$͎ڎBci{,5vyzĢ͢ТѢ«ǫȫYZ˻6]0J10J-mHnHu0J- j0J-U56CJOJQJ\]^J5CJOJQJ\^J&T,ǻȻɻʻ˻$a$00$a$/0P/R / =!"#$%S2 i:@: NormaleCJ_HaJmHsHtHBB Titolo 1$$@&a$5OJQJ\^JFF Titolo 2$$@&a$5CJOJQJ\^J@@ Titolo 3$@&5CJOJQJ\^J@@ Titolo 4$@&5CJOJQJ\^JFF Titolo 5$$@&a$5CJOJQJ\^JFF Titolo 6$$@&a$5CJOJQJ\^JFF Titolo 7$$@&a$5CJOJQJ\^JFF Titolo 8$$@&a$5CJOJQJ\^JJ J Titolo 9 $$@&a$5>*CJOJQJ\^JNA@N Carattere predefinito paragrafo<>@< Titolo$a$5CJOJQJ\^JHB@H Corpo del testo5CJOJQJ\^JPPP Corpo del testo 25>*CJOJQJ\^J:Q": Corpo del testo 3CJNU@1N Collegamento ipertestuale >*B*ph<^B< Normale (Web)dd[$\$POQP sottop-titoli-articoli15@ CJ\aJ:W@a: Enfasi (grassetto)5\LOqL 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